È impossibile non notare la splendida porta San Gennaro, che è la più antica della città di Napoli, nonostante la folla di traffico e passanti che affolla la “grande via”. In altre parole, la porta è così notevole che anche se si cerca di ignorarla, è difficile non notarla.
Questo portale cinquecentesco si trova in un anfratto di piazza Cavour, con un lato che si affaccia sulla via Foria e l’altro che offre una vista mozzafiato. Per chi non conosce cosa si trova oltre la porta, l’impressione è quella di entrare in un budello avventuroso che conduce alle turbolente meraviglie della Sanità, la via preferenziale per le catacombe e la chiesa del patrono extra moenia. In cima alla porta si può ammirare l’unico affresco superstite, tra quelli delle sette porte dipinte da Mattia Preti per ringraziare la Vergine e i santi della fine della peste del 1656.
Gli affreschi sulla porta del Carmine, Nolana, Capuana, di Costantinopoli, Reale e di Chiaia sono andati persi nel tempo, mentre quello di San Gennaro è rimasto intatto nonostante il terremoto che colpì Napoli poco dopo la sua creazione nel 1657-1658. Nel corso del Settecento alcune parti dell’affresco subirono seri danni.
Le figure raffigurate nell’affresco sono descritte dallo storico Bernardo De Dominici, che menziona l’Immacolata Concezione al centro, circondata da una gloria di angeli con il Bambino in braccio, e San Gennaro e San Francesco Saverio sui lati. Nella parte inferiore si trova una figura di donna nuda, rappresentante la peste, seduta sopra alcuni scalini, che morde con rabbia i suoi denti.
La storia degli affreschi è straordinaria, ex voto per la peste e lasciapassare per la libertà per l’artista Mattia Preti. Rappresenta un profondo rapporto tra la fede, l’arte e la città. Cento anni dopo la sua creazione, l’affresco è riemerso in tutta la sua bellezza barocca grazie a un attento lavoro di restauro.

