Il Complesso Monumentale Donnaregina a Napoli è uno dei luoghi di maggiore interesse artistico e culturale della città. Situato nel cuore del centro storico, ospita numerosi edifici di grande valore storico e artistico, tra cui la Chiesa di Santa Maria Donnaregina Vecchia e quella di Santa Maria Donnaregina Nuova, nonché il Museo Diocesiano di Napoli.
La Chiesa di Santa Maria Donnaregina Vecchia
Le prime fonti storiche riguardanti questo sito risalgono al 780, quando fu menzionato un complesso monastico presso le mura della città, chiamato San Pietro al Monte di Domina Regina, presumibilmente a causa della proprietaria dei terreni. Nel corso degli anni, il monastero fu abitato da diverse comunità religiose, tra cui monache italo-greche, basiliane, benedettine e francescane, quest’ultime in contatto con la santa Chiara. Nel 1293, un terremoto distrusse il monastero, che venne poi ricostruito per volere di Maria d’Ungheria, moglie di Carlo II d’Angiò, madre del francescano Ludovico e di Roberto, re di Napoli. A partire dal 1307, Maria finanziò la ricostruzione della chiesa in stile gotico. Nel 1316, dopo la fine dei lavori, la regina ordinò che il suo sepolcro, realizzato dallo scultore senese Tino di Camaino e da Gagliardo Primario, fosse posto all’interno della chiesa.
La Chiesa di Santa Maria Donnaregina Nuova
Nel Seicento, le monache clarisse del monastero di Santa Maria Donnaregina decisero di costruire una nuova chiesa in stile barocco, aggiungendo la zona della clausura all’antica chiesa gotica. I lavori per la costruzione del nuovo edificio, noto come Santa Maria Donnaregina Nuova, iniziarono nel 1617, con la partecipazione degli artisti più prestigiosi dell’epoca.
La magnificenza della realizzazione è ancora evidente oggi, con la maestosa scala di piperno che conduce all’esuberante navata della chiesa, rivestita di marmi policromi, e la volta interamente affrescata con la Gloria della Vergine. Si possono ammirare anche l’affresco del giovane Francesco Solimena rappresentante il Miracolo delle rose di San Francesco sopra il presbiterio e, accanto all’altare maggiore, le ultime tele del pittore barocco Luca Giordano.
Museo diocesano
In occasione dell’apertura del Museo Diocesano di Napoli, situato all’interno di una chiesa barocca che era stata chiusa per molti anni, sono state restituite opere di grande valore artistico. Tra queste, l’Annunciazione e l’Immacolata Concezione del 1646 del pittore francese Charles Mellin, la rara rappresentazione di San Francesco che riceve i simboli della beatificazione e della santità del pittore Solimena e la delicata Madonna con Bambino di Massimo Stanzione.
Il percorso espositivo del museo segue i temi della fede cristiana manifestata nella Chiesa Napoletana, i pittori che descrivono in modo formidabile questi temi cristiani includono Andrea Vaccaro, Paolo de Matteis, Luca Giordano, il fiammingo Teodoro d’Errico, Francesco Solimena, Aniello Falcone e Marco Pino da Siena.
Il Museo Diocesano si estende su ben 3000 mq e presenta numerosi lavori d’arte, tra cui la rara Stauroteca del XII secolo, che custodisce un frammento della Croce di Cristo, e una tavola a tempera del Trecento con sfondo d’oro che rappresenta un ritratto dell’arcivescovo di Napoli, Umberto d’Ormont. I due percorsi, quello medioevale e quello barocco, si completano e formano una sinergia unica che ci conduce attraverso la storia dell’arte napoletana, permettendoci di riscoprire le nostre radici e la nostra fede.

